La storia del Santuario
Il caso di Nostra Signora di Pontelungo ad Albenga (Savona): un’immagine sacra, una chiesa, un luogo vicino alla città ma non nella città, accanto a quel che resta di un imponente ponte medievale interrato, che un tempo scavalcava il fiume Arroscia, fiume sparito, deviato, ormai da secoli, dalla natura e dalle attività umane.
In questa sezione del nostro sito potrai conoscere la nascita, le vicende, il significato profondo per la città di Albenga del santuario della Madonna Pellegrina di Pontelungo, scoprire una storia millenaria del culto mariano che accompagna questo importante Santuario dedicato alla Vergine Santissima.


STORIA DEL SANTUARIO
Le origini: Roma fonda Albingaunum
lI futuro Santuario nascerà nella città ove un tempo abitava il popolo antico degli Ingauni sopraffatti successivamente dalla Repubblica di Roma. Dal 180 a.C. i Romani costruiscono un castrum militare sull'oppidum che da fortificazione si amplierà diventando una vera e propria città romana con il nome Albingaunum che nel 13 a.C. vede passare per il suo territorio la via Julia Augusta. Roma, per poter più facilmente inviare le sue legioni nelle Gallie, l'odierna Francia, ed in Ispagna, a consolidarvi il suo dominio ed a reprimere le ribellioni frequenti di quei popoli conquistati, si trovò in costante necessità di agevolare le comunicazioni tra la penisola ed i popoli d'oltre alpe, soprattutto nella riviera di ponente, abitata dai Liguri, gruppi etnici non ben amalgamati, ma tutti bellicosi ed amanti della loro indipendenza. Così sorse l'Aurelia che, ai tempi di Augusto, fu prolungata fino alle Colonne d'Ercole, attuale Gibilterra, estremo punto a sud ovest dell'Europa. Il fiume Arroscia, più tardi chiamato Centa nel suo ultimo corso, fin verso il mille dopo Cristo scorreva ad oriente della città ed intersecava la via Aurelia nei pressi dell'attuale Santuario.
180 ac
Roma sottomette gli ingauni e fonda Albingaunum




STORIA DEL SANTUARIO
Le origini: la cappella Ecclesia S. Maria Pontis Arociae
Nei pressi di Albenga, a causa del suolo acquitrinoso e basso, l'Arroscia non poteva essere superato che con un'opera muraria poderosa, essendo il letto del fiume molto largo, e così, in epoca imperiale, fu costruito il ponte di dieci arcate che si stende maestoso a fianco del Santuario. Sul finire del primo millennio circa dell'era cristiana, venuto a mancare il deflusso dell'acqua, perchè il fiume deviò ad occidente della città, l'antico letto di esso si andò interrando, fino a scomparire interamente, seppellendo per intero i pilastri di sostegno e lasciando alla luce le dieci arcate, a testimoniare la solida maestria dei nostri antenati in opere architettoniche. II ponte lo si vede in ogni effigie della Madonna, perchè da esso fu chiamata Madonna di Pontelungo. Nel corso del Medio Evo, intorno al 700 dopo Cristo, in capo al Ponte, di fronte all'attuale facciata del Santuario, sorse un piccolo Ospizio, destinato all'assistenza dei viandanti che percorrevano l'Aurelia. A fianco all'Ospizio sorse presto una modesta Cappella officiata, coll'Ospizio stesso, dai monaci Benedettini, alle dipendenze del monastero che allora sorgeva sull'isola Gallinara. La Cappelletta era chiamata «Ecclesia S. Mariae Pontis Arociae», Chiesa di S. Maria del Ponte dell'Arroscia, continuò nei secoli, la sua opera assistenziale, anche quando il fiume deviò verso occidente.
1000
Antico ospizio e cappella Ecclesia S. Maria Pontis Arociae
Verso il 1250 l'afflusso degli albenganesi e popolazioni vicine a Pontelungo si accentua. Negli atti pubblici non si parla più di «Chiesa di S. Maria di Ponte Arroscia» ma costantemente di «Chiesa del Ponte Lungo», segno he in tale periodo la chiesa prende definitivamente il nome attuale. Già nel 1254 a Pontelungo non si trovano più i monaci pontieri benedettini dell'isola Gallinara, ma altri religiosi della Congregazione di S. Vittore di Parigi ed, in tale data, fr. Oddone, Priore di S. Maria del Ponte di Albenga, assiste ad un atto di Lanfranco, Vescovo diocesano. A Pontelungo non v'è più dunque una modesta Cappella con annesso Ospizio, ma una comunità religiosa vera e propria che, oltre i pellegrini, accoglie ed assiste, nel primo Ospedale della città, i malati fino ad allora abbandonati a se stessi. Che l'Ospizio-Ospedale abbia incontrato il favore dei cittadini risulta evidente dai numerosi lasciti che iniziano a quel tempo. Data la sua ubiquità sull'Aurelia, unica strada e perciò obbligatoria per chi si spostava nei due sensi lungo la riviera, ed il suo carattere spiccatamente assistenziale, amiamo vedere alla porta del convento illustri personaggi chiedere ospitalità e ristoro.
STORIA DEL SANTUARIO
La Chiesa del Ponte Lungo e il primo Ospedale
1250
Nascita dell'ospedale e della Chiesa del Pontelongo


Il primo trecento segna un periodo di arresto della vita al Santuario. Per cause imprecisate già nel 1330 sono scomparsi i Regolari di San Vittore di Parigi e Federico dei Marchesi di Ceva, Vescovo d'Albenga, affida la cura della chiesa all'Arcidiacono della Cattedrale, con l'obbligo di erogare soldi 50 annui all'Ospedale annesso. Così la prima Cappella, con Ospizio ed Ospedale sorti e curati per secoli da religiosi, passano alle dirette dipendenze del clero secolare. Vi rimasero però alcuni «rinchiusi» religiosi infermieri - eremiti, alle dipendenze dei preti secolari che vi presiedettero, sotto la guida di un Priore. Si conoscono i nomi di sei di essi, tramandatici dall'archivio della Cattedrale, ed il più importante è Giovanni Battista Fragoso, dell'illustre famiglia genovese di tal nome, il quale, già Priore onorario di Pontelungo, legò il suo nome al Santuario donando il magnifico trittico che si venera tuttora all'Altar Maggiore (1502)
STORIA DEL SANTUARIO
Il medioevo
1502
Consegna del Trittico


Il miracolo della Santissima Vergine
La leggenda saracena trae origine da un vero e documentato fatto storico avvenuto il 2 luglio del 1637. In tale ricorrenza - il 2 luglio vi si celebra la festività della Madonna di Pontelungo - mentre gli abitanti di Albenga erano impegnati nelle celebrazioni religiose, la vicina Ceriale venne assaltata dai pirati saraceni culminante con l'uccisione di trenta persone e il rapimento di quasi trecento persone. Dopo la devastazione di Ceriale i pirati si incamminarono verso Albenga, con l'ovvia intenzione di ripetere il massacro, ma come asserisce la leggenda popolare furono abbagliati da uno strano splendore proveniente dal santuario; i saraceni, spaventati, rinunciarono all'impresa e tornarono alle loro navi.
Nella notte del 2 luglio 1637, quando pirati tunisini e algerini, dopo aver saccheggiato Ceriale, si dirigevano verso Albenga per assalirla, ma “arrivati a poca distanza dalla Chiesa del Ponte–longo, furono sorpresi da un grande chiarore che appariva verso la Città. Credendo che i Cittadini fossero prevenuti ed in attenzione del loro arrivo, ripiegarono addietro a bordo delle loro Galere. Fatto che si vuole attribuire ad una speciale grazia di Maria Vergine vegliante alla difesa degli albenganesi suoi figli, che in particolar modo le si erano dedicati; e per il quale si dice, che abbiano preso a solennizzare la festa della Santissima Visitazione, che appunto corre in detto giorno due di Luglio.


STORIA DEL SANTUARIO
1637
Miracolo della Visitazione
Il santuario del 1722
La nascente chiesa prevedeva lo schema generale, l’impianto, i motivi stilistici e le tecniche costruttive dell'epoca in riferimento, e rivelano notevoli similitudini con quelli delle altre chiese costruite dai Marvaldi, in particolare da Giacomo Filippo Marvaldi, sicuramente attivo tra il 1700 e il 1729, che possiamo individuare come architetto della nuova fabbrica. Il confronto temporale lo conferma, permettendo di escludere ragionevolmente altri nomi e altre ipotesi.
Il santuario fu realizzato a pianta ellittica, con due cappelle laterali; il corpo principale fu coperto da una cupola ellissoidale a costoloni. Riguardo la cronologia dell’edificio possiamo documentare la costruzione del portico antistante il santuario nel 1737, il 1792 è l'anno della edificazione del campanile e della sagrestia con l’arretramento del presbiterio, per la creazione di un’abside semicircolare. I lavori comportarono, nel 1796, la sostituzione dell’altare originale con altro in marmo, dello scultore Andrea Casaregi, che lo realizzò nello studio del suo maestro Pasquale Bocciardo; con quest’opera di squisita fattura il Casaregi abbandona il virtuosismo barocco del maestro per il nuovo linguaggio neoclassico. La cronologia prosegue grazie ai francescani che istituiscono un convento e il coro (1886), le cappelle laterali di San Francesco a sinistra e Sant'Antonio a destra (1932), impreziosito con le relative vetrate opera del Prof. Siletti (1934).


1722
STORIA DEL SANTUARIO
Inaugurazione del Santuario
Notizie storiche del Santuario
Isec XII ‐ sec XIII (preesistenze intero bene)
Il titolo di Madonna di Pontelungo deriva dal ponte medievale a dieci arcate presso il quale sorge il santuario, ma nel medioevo questo era noto come Ecclesia Sanctae Mariae Pontis Arociae, S. Maria del Ponte sull'Arroscia. La primitiva chiesa era situata in capo al ponte, sulla destra per chi usciva dalla città, vicino al quale esisteva un ospizio per viandanti. Nella chiesa e nell'ospizio di Ponte Lungo appaiono insediati i monaci ponterii, specializzati nella funzione di custodia e manutenzione dei ponti. Abbandonata dai monaci, nel 1330 il vescovo Federico di Ceva affida il priorato della chiesa di Pontelungo all'arcidiacono della cattedrale, al quale restava l'onere di provvedere con i propri redditi all'ospedale, dove rimanevano come custodi e inservienti alcuni reclusi o eremiti.
1192 (citazione intero bene)
Prima citazione nel “Liber Censuum Sanctae Romanae Ecclesiae”
1250 (denominazione intero bene)
Intorno al 1250 la chiesetta muta nome in “chiesa del Pontelungo”
sec XIV (assegnazione intero bene)
Le devastazioni della guerra e le inondazioni del fiume succedutesi nel primo ventennio del Quattrocento mandarono in rovina l'ospedale e il priorato venne dato in commenda a Bartolomeo Fieschi sotto il quale la chiesa era divenuta pericolante e l'ospedale inospitale, per cui la commenda venne assegnata dal Papa Martino V al canonico Domenico Beruto.
1502 (donazione trittico)
Nel 1502 G.B. Campofregoso, nella qualità di commendatario, invia da Genova il trittico di Giovanni Barbagelata. Esso rappresenta al centro la Vergine che tiene sulle ginocchia il Bimbo, con una colomba in mano, simbolo di pace, mentre la Madonna mostra il frutto del melograno, ad indicare l’abbondanza di grazie da lei riversate sugli uomini. Ai lati vi sono i santi Giovanni Battista e Sisto.
1715 ‐ 1722 (edificazione intero bene)
Erezione della nuova chiesa di fronte alla primitiva chiesetta poi demolita. I lavori, iniziati nel 1715, si protrassero fino al 1722 sotto la direzione dei capomastri Ambrogio Oddi e Pier Cristoforo Ricci. La costruzione risultò un vano ellittico, con finta cupola in cui fu effigiata l'Assunta (1722), un breve atrio ed una finestra serliana in facciata. Il 22 dicembre 1722 l’immagine viene incoronata nella cattedrale di Albenga e trasportata con lunga processione nel suo Santuario.
1737 (costruzione porticato)
Per volontà del card. G.B. Spinola, abate commendatario del monastero di S. Maria e S. Martino dell'isola Gallinara, fu costruito l'atrio esterno.
1792 (ampliamento intero bene)
Il campanile fu innalzato nel 1792, quando fu ingrandito il santuario con l'aggiunta dell'abside ellittica (attuale presbiterio) e della sacrestia.
1796 ‐ 1798 (costruzione altare)
Posizionamento dell'altare neoclassico, opera dello scultore Giovanni Barabino sul quale due angeli sorreggono il trittico (proveniente dalla precedente chiesa) del pittore genovese Giovanni Barbagelata che il priore G.B. di Campofregoso fece eseguire nel 1502. La mensa a forma di sarcofago è del 1796, opera dello scultore Andrea Casaregis.
1835 (decorazione facciata)
Decorazione dell'intera facciata
1840 (costruzione altari)
Erezione di due altari laterali dedicati a S. Giovanni Battista (tela di Giuseppe Isola) e a S. Martino di Tours (tela di Leonardo Massabò)
1879 (consacrazione intero bene)
Il santuario fu consacrato da mons. Filippo Allegro, vescovo eletto di Albenga, per mandato dell'amministratore apostolico card. Gaetano Alimonda
1886 (ampliamento intero bene)
Il vescovo Allegro affidò il santuario ai frati minori e furono realizzati il coro e l’ adiacente convento.
1932 ‐ 1936 (ampliamento cappelle)
Ampliamento delle due cappelle laterali su progetto dell’ing. Gazzano di Finalborgo, oggi dedicate a S. Antonio da Padova e a S. Francesco d'Assisi e conseguente demolizione degli altari laterali.
1934 (realizzazione vetrate)
Vengono realizzate le vetrate delle cappelle ad opera del prof. Siletti e quella della facciata che riproduce il trittico della ditta Ianni
1949 ‐ 1954 (elevazione intero bene)
Pio XII, con decreto del 9 luglio 1949 dichiara la Beata Vergine Maria patrona principale della città e della diocesi di Albenga e nel 1954 in vescovo Mons. Raffale De Giuli ne eleva il santuario a titolo di santuario diocesano.
1956 (restauro portico)
Restaurati facciata e portico da Antonio Dantella di Albenga ed eliminati i muretti-sedili che chiudevano sui lati gli archi.
1976 ‐ 1978 (restauro pronao)
Vengono eseguiti lavori di restauro del pronao; essi hanno interessato la decorazione settecentesca e l’impermeabilizzazione della copertura dello stesso. Sono state inoltre restaurate le vetrate istoriate dell’abside.
1978 (adeguamento altare)
Il 02/11/1978 viene concesso il nulla osta a staccare la mensa dalla pala dell’altare di cm 70 e a rimuovere l’ultimo gradino d’accesso all’altare stesso che sarà impiegato lateralmente come passaggio dietro la mensa, in modo da poter celebrare verso il pubblico secondo le nuove disposizioni della liturgia.
1982 (rifacimento copertura)
L’11 /09/ 1982 vengono autorizzati dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici della Liguria i lavori di rifacimento del tetto consistenti nella sostituzione del manto in tegole e di parte della piccola orditura
1996 (rifacimento impianto elettrico)
Rifacimento di impianto elettrico e di illuminazione
1999 ‐ 2000 (restauro intero bene)
Lavori di restauro delle decorazioni interne e della balconata lignea dell’organo eseguiti dalla restauratrice Claudia Maritano di Carcare e sostituzione della bussola di ingresso in legno.
2006 (rifacimento sagrato)
Rifacimento della pavimentazione del sagrato in pietra arenaria ed autobloccanti in cotto.
