La visita del Santuario

In questa sezione del nostro sito potrai conoscere l'evolversi del Santuario Nostra Signora di Pontelungo in Albenga, scoprire l’architettura dell’edificio, le pitture che lo caratterizzano, ammirare le opere del culto mariano che accompagna questo importante Santuario dedicato alla Vergine Santissima.

Il Santuario di Nostra Signora di Pontelungo ad Albenga è uno dei complessi religiosi più suggestivi della Riviera di Ponente, non solo per la sua architettura, ma soprattutto per l'impatto visivo che offre all'interno del contesto urbano e paesaggistico. Situato alla fine di un lungo e scenografico viale alberato che sembra condurre il fedele e il visitatore verso una dimensione di pace, che infine si perfeziona in un legame spirituale in un bel Santuario con un'estetica ricca di dettagli: dai portali finemente lavorati alle nicchie che ospitano statue sacre, fino alla cupola che svetta sopra i tetti circostanti.

Benvenuto, Ave Maria!

La nascente chiesa prevedeva lo schema generale, l’impianto, i motivi stilistici e le tecniche costruttive dell'epoca in riferimento, e rivelano notevoli similitudini con quelli delle altre chiese costruite dai Marvaldi, in particolare da Giacomo Filippo Marvaldi, sicuramente attivo tra il 1700 e il 1729, che possiamo individuare come architetto della nuova fabbrica. Il confronto temporale lo conferma, permettendo di escludere ragionevolmente altri nomi e altre ipotesi. L'attuale edificio quindi viene iniziato nel 1715 ed infine inaugurato il 20 dicembre 1722.
Il santuario fu realizzato a pianta ellittica, con due cappelle laterali; il corpo principale fu coperto da una cupola ellissoidale a costoloni. Successivamente fu oggetto di ampliamenti che determinarono la costruzione del portico anteriore edificato nel 1737. Il portico è fondato sul costrutto architettonico della cosiddetta concatenazione di ordini, costituita da un ordine maggiore di paraste trabeate e da un ordine minore di alette con archivolti. Nel caso specifico l’ordine maggiore presenta un’enfatizzazione dell’asse centrale con l’utilizzo di paraste binate; la trabeazione, completa dei tre membri, presenta una definizione non ortodossa delle parti, che riguarda sia il disegno delle modanature, sia le proporzioni, estremamente alte nella fascia dell’architrave e nel fregio. L’ordine minore presenta una definizione delle imposte molto simile ai capitelli dell’ordine maggiore. il 1792 è l'anno della edificazione del campanile e della sagrestia con l’arretramento del presbiterio, per la creazione di un’abside semicircolare. I lavori comportarono, nel 1796, la sostituzione dell’altare originale con altro in marmo, dello scultore Andrea Casaregi, che lo realizzò nello studio del suo maestro Pasquale Bocciardo; con quest’opera di squisita fattura il Casaregi abbandona il virtuosismo barocco del maestro per il nuovo linguaggio neoclassico. La cronologia prosegue grazie ai francescani che istituiscono un convento e il coro (1886), le cappelle laterali di San Francesco a sinistra e Sant'Antonio a destra (1932), impreziosito con le relative vetrate opera del Prof. Siletti (1934).

VISITA DEL SANTUARIO La genesi di una Chiesa dedicata alla Vergine Maria

Il santuario fa parte di un più ampio complesso che comprende il convento a cui è annesso. Ad aula unica è affiancato dal corpo della sacrestia a sinistra e preceduto da un porticato in aggetto rispetto al filo del prospetto principale. 
Esternamente sono visibili i volumi che contengono le cappelle laterali; l’abside semicircolare che include il coro invece è inclusa nel volume del convento in continuità con la sacrestia a cui si ha accesso diretto anche dall’esterno. Edificio a pianta centrale composto da un’aula ottagonale e da un presbiterio in origine rettangolare, successivamente ampliato da un’ampia abside ellittica. Ai lati dell’aula si aprono due cappelle quadrangolari, mentre un ampio porticato precede l’ingresso. Nell’aula, nei pilastri che reggono la volta, si aprono quattro nicchie per statue. Dietro all’abside vi è un vasto coro semicircolare in comunicazione con la sacrestia posta sul alto sinistro del santuario. La copertura è a cupola sull’aula e sul presbiterio, a botte sulle cappelle. Annesso alla chiesa vi è il convento.

VISITA DEL SANTUARIO La facciata del Santuario

Esternamente la facciata è dominata dal portico a tre fornici, al di sopra del quale la facciata si sviluppa con un ordine di lesene doriche rudentate, di ordine gigante al centro, dove si apre una finestra a serliana. La facciata è conclusa in alto da un timpano triangolare. Le due ali sono collegate alla parte centrale da un timpano spezzato che si raccorda con i capitelli delle lesene centrali. Il portico è decorato da finti cassettoni nella parte interna delle arcate, mentre la trabeazione ha un decoro a volute. Il campanile è posto sulla falda sinistra della copertura è diviso in due parti: quella inferiore a pianta quadrata che contiene le campane e quella superiore cilindrica con copertura a cupola e manto in scandole di ardesia. La copertura è a due falde con manto in tegole marsigliesi.

VISITA DEL SANTUARIO Gli spazi esterni e il campanile

L'interno del Santuario di Nostra Signora di Pontelungo ad Albenga è un gioiello del tardo barocco ligure, caratterizzato da un'atmosfera raccolta ma solenne, frutto di stratificazioni artistiche che vanno dal XVI al XIX secolo. La volta e le pareti sono decorate con cicli pittorici che esaltano la figura della Vergine e la storia del Santuario. Internamente gli spazi sono ritmati da lesene composite con capitelli dorati e fusto a finto marmo verde, rosso e giallo nell’aula, rudentate e bianche nel presbiterio. Gli spazi eterogenei sono unificati da un ampio cornicione profilato d’oro che risvolta anche nell’abside. La volta dell’aula presenta una decorazione a riquadro impreziosita da finte architetture che contornano quattro medaglioni raffiguranti S. Giuseppe, S. Michele, S. Giovanni e Re Davide. Sulle aree a sfondato si riscontra una decorazione a reticolo; la chiave di volta racchiude una tela raffigurante l’ascesa al cielo della Vergine. Le volte delle cappelle laterali contengono una riquadratura che raffigura il Santo a cui sono dedicate, in quella di destra a S. Francesco in cui gli appaiono Cristo e la Vergine, in quella di sinistra S. Antonio con la Vergine ed il Bambino. Le nicchie poste nelle pareti angolari di raccordo tra le cappelle – presbiterio ed ingresso contengono statue in gesso raffiguranti le quattro virtù teologali Fides, Charitas, Temperantia e Spes, scritte queste riportate su cartiglio al di sopra della nicchia. Una balaustra lignea settecentesca realizzata con assi verticali avvicinati costituisce la cantoria dell’organo posta sull’ingresso principale; il fronte risulta abbellito da decoro floreale, musicale ed a finti stucchi con tonalità verde – ocra. la base presenta un’ugual decoro ma con cromia turchese. Il pavimento interno è a scacchiera in marmo bianco e nero.

VISITA DEL SANTUARIO Gli spazi interni

Ingresso Porticato esterno con doppie paraste che introduce alla navata.

Navata Centrale Spazio ampio con volta a botte, decorato con medaglioni affrescati.

Cappelle Laterali Dedicate al culto di Santi locali; ospitano tele del XVII e XVIII secolo.

Presbiterio Area rialzata dove si trova l'altare maggiore in marmi policromi.

Abside Zona semicircolare dietro l'altare che ospita il Trittico del Barbagelata.

Sagrestia Conserva ex-voto e arredi sacri storici legati alla marineria locale.

Il Trittico della Madonna di Pontelungo

L’opera pittorica più interessante del santuario, nato per proteggerla, è certamente il Trittico della Madonna di Pontelungo, del pittore genovese Giovanni di Barbagelata, tempera su tavola di cm 178 x 170. Il trittico fu commissionato nel 1502, per la cappella dell’ospizio che sorgeva vicino al ponte, dal canonico Giovanni Battista da Campofregoso; il dipinto riprende l’iconografia di una precedente immagine affrescata nello stesso sito.
Il Barbagelata, documentato tra il 1484 e il 1502, operò a Genova, in altri centri liguri e in Corsica. Nell’opera in esame, appartenente alla maturità dell’artista, il pittore ammorbidisce le forme e amplia il respiro compositivo, evoluzione che viene collegata alla sua collaborazione con Lorenzo Fasolo e Ludovico Brea, a loro volta influenzati dalla pittura del Foppa.
Determina lo spazio una loggia dorata d’architettura leggera aperta su un arioso paesaggio, sotto un cielo luminoso; la cornice (non originale) riprende l’architettura della loggia. Al centro, su una predella, sta la Madonna in trono, col Bambino sulle ginocchia, assistita da due angeli. Il Bambino indossa una corta camiciola che lo lascia seminudo, ha le braccia aperte e con la manina destra sembra sfiorare la mano della Madre, che sostiene un melograno, simbolo delle grazie che dispensa ai fedeli mentre con la sinistra trattiene un uccellino. Gli occhi della Madre e del Figlio sono soffusi di malinconia, presaghi del destino che attende il Salvatore.  Ai piedi della Santissima Vergine il ponte longo. Ai lati sono presenti gli antichi protettori della Liguria: alla destra della Madonna, San Giovanni Battista con un ampio mantello, raffigurato più come protettore che precursore.
Alla sinistra possiamo identificare in S. Sisto II, pontefice del III secolo, l’effigiato, in veste bianca e con manto damascato con aureola dorata decorata a bulino. La figura di San Sisto rappresenta la diffusione del culto di questo santo a Milano e lo stretto legame delle diocesi di Albenga e Genova con la città lombarda, di cui erano suffraganee fino al XII secolo; S. Giovanni Battista, nel ruolo di protettore, sta a significare il legame con Genova.
Le figure sono rappresentate con forme semplici ed eleganti, di nobile monumentalità; i colori sono chiari, le ombre tenui. L’artista ha utilizzato materiali preziosi, oro a sfoglia, lamine argentate, lapislazzuli per il manto della Vergine. Il trittico è situato nel tempesto dell'altare maggiore, eretto nel 1796 dal genovese Andrea Casaregis, a quattro colonne, due tonde e due quadrate, sormontate da frontone triangolare; ai piedi delle colonne 2 angeli dello scultore Giovanni Barabino, all'esterno due putti di scuola michelangiolesca, avanzata per ragioni liturgiche la mensa in blocco di marmo scolpito dal Casaregis.E' bene ricordare un'importante opera artistica presente nel santuario: il trittico raffigurante la Vergine Maria. Il trittico è un "paliotto d'altare" costituito da tre scomparti, realizzato in tempera su tavola. Nel pannello centrale del Trittico, la Vergine Patrona della città siede sul trono posto sul "Pontelungo" tenendo il Bambino Gesù sul ginocchio sinistro, mentre due angeli, in atteggiamento di preghiera, fanno corona alle spalle. Negli scomparti laterali sono raffigurati, a destra dell'osservatore, San Giovanni Battista e, a sinistra, il papa e martire San Sisto.

Il Trittico è un inno di riconoscenza e di adorazione verso la Santissima Trinità che, per mezzo della Santa Vergine Maria, ha realizzato il mistero di amore per la redenzione degli uomini e per la loro adozione a figli di Dio; è un messaggio di misericordia e di accoglienza, poiché offre al visitatore un sicuro e confidente rifugio tra le braccia della più tenera delle madri, la Santissima Vergine Maria che, insieme al Figlio Gesù, sembra invitare tutti a chiedere doni e grazie. Maria è preludio dell'avvento di Cristo, è speranza di salvezza per il mondo intero, è Colei che dissipa l'oscura notte dei tempi. E' questo il messaggio che l'artista sembra suggerirci, pennellando sullo sfondo quel tenue chiarore boreale, alle spalle delle figure, che infonde speranza in un mondo avvolto dalle tenebre.

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La volta dell'Assunta

Al centro della cupola centrale è presente la grande tela ovale che raffigura l'Assunzione della Vergine, olio su tela di autore ignoto, 500 x 220 cm, che campeggia al centro della volta, opera poco nota, spesso fraintesa per l’annerimento generale e i danni subiti; il restauro, con l’eliminazione di pesanti mascherature apposte in epoca napoleonica per coprire stemmi nobiliari e iscrizioni riferibili al vecchio regime, ha permesso di chiarire che fu fatta proprio per la chiesa e che fu donata nel 1722 dal marchese Ottaviano Del Carretto di Balestrino e collocata in occasione in predetto anno di inaugurazione. Le lesene che partono dal pavimento abbracciano l'ovale della Madonna che sale al cielo sotto gli sguardi, nei quattro tondi, di San Giuseppe, San Michele, San Benedetto Revelli di Taggia e del Re Davide.

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San Martino di Tours

Il quadro, restaurato e ben custodito, olio su tela (1840) di Leonardo Massabò, si trova nella cappella laterale sinistra e fu voluto dal Vescovo di Albenga, Mons. Raffaele Biale. Il dipinto raffigura San Martino, Vescovo di Tours, «colto nell’atto di benedire la città di Albenga e la Riviera dall’isola Gallinara». Un’opera storica che testimonia la presenza del santo sull’isola al largo di Albenga. Alle spalle del santo è inginocchiato il vescovo di Albenga Raffaele Biale, e in basso sulla destra sono abbandonate delle armi su un mantello. Prima di diventare sacerdote e fondare un monastero, Martino era un soldato, arruolato nell’esercito dall’età di quindici anni. L'intervento di restauro ha permesso di riscoprire un'opera ottocentesca di buona fattura, curata nei dettagli e importante per documentare una pagina di storia degli Ingauni, legata al monastero dell'isola Gallinara. I colori liberati dalle impurità sedimentatesi nel tempo riacquistarono vivacità e lucentezza, restituendo la godibilità di alcuni particolari curiosi, come il risvolto rosso dell'ampio mantello, che avvolge la figura centrale, che esalta il candore della barba, della veste e del copricapo del Santo.  Il Massabò, infatti, immaginò il grande apostolo delle Gallie, ritornato a benedire la terra ospitale quando, già Vescovo, era al sommo del suo apostolato; agli artisti sono permessi certi anacronismi, vero è che il giovane Martino, non ancora vescovo, si rifugiò sull'isola nel 359, quando fuggì da Milano per sottrarsi alla persecuzione scatenata dagli Ariani. Sul lato sinistro è offerta una veduta aerea del litorale ligure, raffigurata in modo puntuale e realistico. Al centro, in primo piano, si staglia la piana ingauna su cui è dipinta la città d'Albenga con le sue caratteristiche torri e fortificazioni. Un lungo tratto di mare segue la costa frastagliata segnando l'insenatura di Loano e Finale Ligure, con i promontori della Caprazoppa e di Capo Noli; nella parte superiore fa da sfondo il degradare della cerchia dei monti verso mezzogiorno. La tradizione indica ancora oggi la grotta verso il mare sull'irta scogliera a sud-est dove egli dimorò. 

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Statua della Madonna pellegrina Nostra Signora di Pontelungo

Per ovviare alla difficoltà di portare in processione il prezioso Trittico i francescani sentirono presto il bisogno di provvedere una statua che riproducesse, in legno, la venerata effigie e, d'intesa con l'Amministrazione, ne affidarono il compito, nel 1928, allo scultore Santifaller di Ortisei. La riproduzione in legno, riuscitissima, sarà portata a Pellegrinare in tutta la nostra diocesi quando, col 1949, per benigna disposizione di S. E. Rev.ma Mons. Raffaele De Giuli e per dichiarata volontà di popolo, diverrà Madonna di Pontelungo-Pellegrina.

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Predicazione San Giovanni Battista

La tela, opera di Giuseppe Isola (Genova 1808- 1893) fu probabilmente posta in loco intono al 1840, data dell'inizio del mandato del vescovo Raffaele Biale (1840-1870) che volle dedicare la cappella al santo Battista. Questa opera rappresenta la Predicazione di S. Giovanni Battista, olio su tela, di notevoli dimensioni pari a cm 230 x 160 cm. Soffermandoci sulla composizione pittorica, si nota come S. Giovanni è offerto alla visione nella tipica posizione del predicatore, col braccio destro levato e l'indice rivolto al cielo. La mano sinistra viceversa impugna un'asta alla cui sommità è vincolato uno svolazzante vessillo recante la scritta "Ecce agnus Dei". L'abbigliamento del profeta è esibito in modo classico, composto di una tunica di pelle e da un rosso manto che raggiunge il suolo; ai suoi piedi sta accovacciato un agnellino, elemento canonico dell'iconografia del Battista. La visione d'insieme si sfalda nell'eccessiva presenza dei personaggi, molti dei quali ritratti con tipologia ben definita. Le figure in primo piano sono tratte a colori piuttosto vivaci, mentre il gruppo sullo sfondo a chiare tinte. Il cielo e l'orizzonte sfumano nel trionfo del tramonto, illuminando di poesia il panorama. L'osservatore è rapito dalla bellezza dell'insieme, ma è anche attratto dalla dovizia dei particolari, caratteristica che tradisce la passione del pittore per la miniatura.

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